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Il Palio della fantasia
La fiaba

I bambini delle scuole XXV Aprile, Rio Crosio, Buonarroti e Serravalle ascoltano il racconto della fiaba di Ciuccetti



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Tanti anni fa in una città in mezzo alle vigne e alle colline, le torri svettavano numerose vicino alle case, tanto è vero che questa città venne chiamata "Delle cento torri".
Non si distinguevano più le chiese e i campanili dalle torri; gli abitanti andavano orgogliosi di tanta magnificenza. Quasi tutte le case avevano la torre, perché in realtà ogni casa era un piccolo castello.
Chi aveva le mucche aveva tanto latte e lo vendeva, chi aveva le pecore vendeva la lana, chi possedeva galline vendeva le uova, ma chi aveva il latte non aveva la lana, le uova e viceversa.
Ognuno manteneva il privilegio della sua produzione e spesso non si accordava per lo scambio con gli altri prodotti.
Allora, tra queste famiglie spesso scaturivano delle vere e proprie battaglie. Le torri servivano per l'avvistamento del nemico e le case erano fortificate per fronteggiare i frequenti assedi.
Queste famiglie, per distinzione, per vantare forza e prestigio, disegnavano sulle loro bandiere leoni, per esibire forza e comando, falconi e aquile a simboleggiare il dominio dell'aria, la minaccia degli artigli, la fierezza dello sguardo e l'acume della vista. Insomma gli animali diventavano il simbolo di un potere aggressivo posto su insegne e vessilli. Ma questa città non viveva sempre in guerra; difatti una volta all'anno si .faceva una festa durante la quale veniva corsa una gara sui cavalli più forti e possenti, che doveva aggiungere prestigio ed onori alla famiglia vincitrice.
Ma, un anno, successe le mucche si rifiutarono di dare il latte, le pecore non dettero più lana, le galline non fecero le uova, il gallo non cantò, il cane non abbaiò, il gatte non miagolò più, insomma tutti gli animali, per protesta, si schierarono davanti alle casa del capitano della città, lamentando di essere stati esclusi dalla festa, da quelle gara riservata soltanto al cavallo.
Si sentivano umiliati per essere utilizzati solo per fornire i loro prodotti all'uomo arricchendolo e, non avendo in cambio, nemmeno un giorno di festa.
Anche i fiori e gli alberi volevano partecipare alla dimostrazione ma non potendo sradicarsi dal suolo, stettero compiaciuti a guardare.
Gli uccelli partirono per i paesi più lontani avvisando anche i pesci, raccontavano alle aquile e ai leoni la loro sorte di finire su stemmi e bandiere.
Tutta la natura si mosse per raggiungere la città delle torri. Leoni, gazzelle, giraffe coccodrilli, elefanti e pinguini si unirono a conigli, cani, galletti, pecore, gatti, mucche galline e anche ai cavalli, portando ognuno la bandiera del loro paese. Si aggiunsero anche tutti gli insetti.
Gli alberi e i fiori stettero a guardare, assistendo alla più fantastica corsa di tutti gli animali.
Gli uomini impararono a vivere in pace tra loro, impararono finalmente a ringraziare a rispettare gli animali e le piante.
Da quell'anno la festa si svolse soltanto così.

Silvio Ciuccetti

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